Sì, odio le persone che parlano più di me! Forse perchè è quasi impossibile. Ma qualcuno a volte ci riesce...
lunedì 26 aprile 2010
ROMA, ROMA MIA, nun te fa incantà, tu sei nata GRANDE e GRANDE hai da restà...
sabato 24 aprile 2010
venerdì 23 aprile 2010
mercoledì 21 aprile 2010
auguri amore mio...Auguri ROMA MIA...
21 aprile 753 a.c. Nasce il mio grande amore. La città di ROMA.
Roma caput mundi...
Roma caput mundi...
martedì 20 aprile 2010
domenica 18 aprile 2010
Perchè parli?
EDOARDO REJA (allenatore Lazio): “La Roma ha tirato un rigore e una punizione, due gol su palla inattiva, nient’altro. Noi abbiamo dominato la partita. Si vede che è l’anno della Roma. Noi la partita l’abbiamo fatta, è chiaro che se non avessimo sbagliato il rigore tutto sarebbe cambiato”. Quanto a Totti e al gesto fatto a fine gara (il capitano è corso verso i suoi tifosi facendo il gesto dei pollici all'ingiù, come a volersi augurare la caduta della Lazio in serie B) Reja dice: "Mi dispiace per quello che è successo alla fine, perché Totti è un giocatore importante e deve evitare certi gesti. Merita dieci giornate di squalifica. Ditemi voi se fare quelle cose è da sportivo. I miei giocatori hanno reagito, sbagliando, per quello e adesso pagheremo probabilmente con delle squalifiche. Mi auguro di no, ma qualcosa sul campo è successo". (da "yahoo sport")
Caro Reja,
io te rispetto. Partiamo da questo presupposto. Te rispetto perchè me sembri una persona seria, perchè allenavi a Spalato che è 'na città che me piace. Io te rispetto perchè hai preso una squadra che stava a annà in B e comunque la salverai (credo).
Ma sei de Gorizia, che co tutto er rispetto non è manco Lazio e evidentemente non conosci bene le tradizioni calcistiche della capitale.
E me spiego. Totti ha fatto il gesto perchè avete scajato 'n'artra vorta, avete perso. A noi, se voi ce state o no, non ce interessa. Quelli che rosicano siete voi. Quelli che nun arrivano mai all'uva siete voi.
Abbiamo strippato fino all'ultimo questo si. Ma famme un favore.
Tu che nella tua vita hai cambiato 4 squadre da calciatore e 22 da allenatore(!!) sciaquate la bocca, onora e porta rispetto a persone come FRANCESCO TOTTI e DANIELE DE ROSSI che nella carriera hanno scelto di onorare solo una maglia e soltanto due colori. E questo lo fanno con l'amore, con la passione con la dedizione di chi non riuscirebbe mai ad avere un'altra maglia addosso.
Il gesto del Capitano era solo per sottolineare il fatto che, ancora una volta. come spesso succede, la lazzie ha perso. Solo questo. Se voi andate in B non è colpa di Totti, e forse manco tua.
Quanto al comportamento dei TUOI giocatori in campo e soprattutto a fine partita "qualcosa è successo" per usare le tue parole, appunto...quindi: IO AL POSTO TUO STAREI ZITTO!
PS: il tuo cognome fa rima co "sveja"...davvero pensavi de vince??
AS ROMA
TU CALCIA IL CUOIO CHE IO PORTO IL VANTO!
Caro Reja,
io te rispetto. Partiamo da questo presupposto. Te rispetto perchè me sembri una persona seria, perchè allenavi a Spalato che è 'na città che me piace. Io te rispetto perchè hai preso una squadra che stava a annà in B e comunque la salverai (credo).
Ma sei de Gorizia, che co tutto er rispetto non è manco Lazio e evidentemente non conosci bene le tradizioni calcistiche della capitale.
E me spiego. Totti ha fatto il gesto perchè avete scajato 'n'artra vorta, avete perso. A noi, se voi ce state o no, non ce interessa. Quelli che rosicano siete voi. Quelli che nun arrivano mai all'uva siete voi.
Abbiamo strippato fino all'ultimo questo si. Ma famme un favore.
Tu che nella tua vita hai cambiato 4 squadre da calciatore e 22 da allenatore(!!) sciaquate la bocca, onora e porta rispetto a persone come FRANCESCO TOTTI e DANIELE DE ROSSI che nella carriera hanno scelto di onorare solo una maglia e soltanto due colori. E questo lo fanno con l'amore, con la passione con la dedizione di chi non riuscirebbe mai ad avere un'altra maglia addosso.
Il gesto del Capitano era solo per sottolineare il fatto che, ancora una volta. come spesso succede, la lazzie ha perso. Solo questo. Se voi andate in B non è colpa di Totti, e forse manco tua.
Quanto al comportamento dei TUOI giocatori in campo e soprattutto a fine partita "qualcosa è successo" per usare le tue parole, appunto...quindi: IO AL POSTO TUO STAREI ZITTO!
PS: il tuo cognome fa rima co "sveja"...davvero pensavi de vince??
AS ROMA
TU CALCIA IL CUOIO CHE IO PORTO IL VANTO!
venerdì 16 aprile 2010
fingo di essere così...
scende lenta su di me, ogni goccia di memoria...lava i miei sorrisi...dispiaceri travestiti da esperienza...fingo di essere così, privo di un sapore amaro in bocca...
mercoledì 14 aprile 2010
lunedì 12 aprile 2010
mercoledì 7 aprile 2010
lunedì 5 aprile 2010
domenica 4 aprile 2010
"Meglio vivere osando che non conoscere né vittoria né sconfitta..." (Gaius Iulius Caesar)
Odio il pareggio.
Lotto fino allo stremo delle forze e fino all'ultima goccia di sangue, ma preferisco riconoscere di aver perduto che pattare. Rendere onore a chi mi ha battuto, piuttosto che non sapere chi dei due era il più forte.
ONORE AL VINCITORE.
Ed anche allo sconfitto, perchè ha lottato...e perduto...
(Nazzareno Neno Tomei, legionario di Roma, CAPUT MUNDI)
venerdì 2 aprile 2010
mercoledì 31 marzo 2010
Sei solo
Sei solo, perché manchi d’allegria,
perché te piace vive da eremita,
perché ‘n’ te se ricuce la ferita,
perché cjai quarche strana malattia.
Sei solo, chè nun cjai ‘na via d’uscita,
e li pensieri ‘n’ se ne vanno via,
perché la strada tua, nun è la mia,
perché t’ha preso a schiaffi, questa vita.
***
Sei solo, perché t’hanno ‘mbambolato,
t’hanno fatto fa’ er mimo, o ‘r manichino,
perché vivi da guru o da scienziato.
***
Io prego l’intervento der Divino,
che àrivi prima ch’esci arivòrtato,
come che s’ariggira ‘n pedalino.
***
Stefano Agostino
martedì 30 marzo 2010
“Perchè mi dimetto da Papa”. Pedofilia, le parole che Ratzinger non ha detto
(da INFORMARE PER RESISTERE mercoledì 24 marzo 2010)
Se Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, si fosse chiamato papa Francesco I o Zeffirino I al popolo d’Irlanda avrebbe scritto la seguente lettera:
Signore e Signori, donne e uomini d’Irlanda,
non vi chiamo «Carissime e carissimi figlie e figli» come è usanza edulcorata nei documenti ecclesiastici anche perché non posso rivolgermi a voi con espressioni affettuose come se nulla fosse successo. Mi rivolgo a voi, non con distacco, ma con timore e tremore, con rispetto, stando a debita distanza, in punta di piedi e consapevole che nessuna parola può lenire la vostra rabbia, il vostro dolore e il marchio che in modo indelebile è stato impresso sulla vostra carne viva. Io non sono degno di rivolgermi a voi con parole di affetto.
Vi scrivo per dirvi che presto verrò a trovarvi, verrò solo, senza seguito e senza fanfare: a piedi nudi e a capo scoperto, umile e penitente, sì, come si addice al «servo dei servi di Dio». Verrò per inginocchiarmi davanti a voi e chiedervi perdono dal profondo del cuore perché su una cosa non possiamo, voi ed io, avere dubbi: la responsabilità di tutto ciò che ha coinvolto i vostri figlie e figlie, virgulti innocenti, rovinati per sempre, è mia, solo mia, esplosivamente mia. Mi assumo totalmente la responsabilità della colpa di pedofilia di cui si sono macchiati molti preti e religiosi in istituti e collegi sotto la giurisdizione della Chiesa cattolica.
In quanto vescovo della Chiesa universale non ho parole e sentimenti per alleviare il tragico giogo che è stato posto sulle vostre spalle. Sono stato per oltre un quarto di secolo a capo della congregazione della dottrina della fede e non ho saputo valutare la gravità di ciò che avveniva in tutto il mondo: negli Stati Uniti, in Irlanda, in Germania e ora anche in Italia e, ne sono certo, anche in tutti gli altri paesi del mondo. La piaga è enorme, estesa e dilagante e io non sono stato capace di leggerne la gravità, la pericolosità e l’ignominia.
Ho preferito salvare la faccia dell’Istituzione e a questo scopo nel 2001 ho emanato un decreto con cui avocavo a me i casi di pedofilia e imponevo il «silenzio papale»: ciò significa che chiunque avesse parlato era scomunicato «ipso facto», cioè immediatamente. Se vi è stata omertà, se vi è stata complicità dei preti, religiosi, vescovi e laici, la colpa è mia e solo mia. Per salvare la faccia, ho finito di dannare uomini e donne, bambini e bambine che sono stati macellati nell’ignominia dell’abuso sessuale che è grave quando accade tra adulti, ma è terribile, orribile, blasfemo e delinquenziale quando avviene su minori.
Non si tratta di poche persone che hanno sbagliato. Mi ero illuso che fosse così, invece ora prendo atto amaramente che la responsabilità sta principalmente in quella struttura che si chiama «seminario» i cui criteri di formazione, io e gli altri responsabili della Chiesa abbiamo varato, mantenuto e preteso che fossero attuati. Con i nostri metodi educativi poco umani e disincarnati, abbiamo creato preti e religiosi devoti, ma avulsi dalla vita e dalla problematicità di essa, uomini e donne inconsistenti, pronti ad ubbidire perché senza spina dorsale e senza personalità. In una parola abbiamo creato mostri sacri che si sono avventati sulle vittime innocenti, appena si sono scontrati con la realtà che non hanno saputo reggere e con cui non hanno potuto confrontarsi. Personalità infantili che hanno abusato di bambini senza nemmeno averne coscienza.
Oggi ritengo che una grande responsabilità sia da mettere in conto al celibato obbligatorio per preti e religiosi, un sistema che oggi non regge, come non ha mai retto nella storia della Chiesa: dietro la facciata formale, ben pochi hanno osservato questo stato che in se stesso è un valore, ma solo se voluto per scelta di vita, libera e consapevole. Su questo punto, prendo l’impegno di mettere all’ordine del giorno il senso del celibato perché si arrivi ad un clero coniugato, ma anche celibe per scelta e solo per scelta.
Vengo a voi, spoglio di ogni autorevolezza perché l’ho perduta e con le mani vuote per chiedervi perdono e subito dopo nella curia romana e nelle chiese locali licenzierò tutti coloro che in qualsiasi modo sono stati implicati in questa dramma. Infine, mentre la giustizia umana farà il suo corso, affiderò il personale responsabile di queste ignominie per curarlo perché si tratta di menti e cuore malati.
Infine, rassegnerò le dimissioni da papa e lo farò dalla terra d’Irlanda, il paese, forse più colpito. Mi ritirerò in un monastero a fare penitenza per i giorni che mi restano perché ho fallito come prete e come papa. Non vi chiedo di dimenticare, vi supplico di guardare avanti, sapendo che il Signore che è Padre amorevole, di cui siamo stati indegni rappresentanti, non abbandona alcuno e non permette che l’angoscia e la sofferenza abbiano il sopravvento. Che Dio mi perdoni, e con lui, se potete, fatelo anche voi. Con stima e trepidazione.
Roma, 19 marzo 2010, memoria di S. Giuseppe, padre adottivo di Gesù.
Francesco I, papa (ancora per poco) della Chiesa cattolica
Se Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, si fosse chiamato papa Francesco I o Zeffirino I al popolo d’Irlanda avrebbe scritto la seguente lettera:
Signore e Signori, donne e uomini d’Irlanda,
non vi chiamo «Carissime e carissimi figlie e figli» come è usanza edulcorata nei documenti ecclesiastici anche perché non posso rivolgermi a voi con espressioni affettuose come se nulla fosse successo. Mi rivolgo a voi, non con distacco, ma con timore e tremore, con rispetto, stando a debita distanza, in punta di piedi e consapevole che nessuna parola può lenire la vostra rabbia, il vostro dolore e il marchio che in modo indelebile è stato impresso sulla vostra carne viva. Io non sono degno di rivolgermi a voi con parole di affetto.
Vi scrivo per dirvi che presto verrò a trovarvi, verrò solo, senza seguito e senza fanfare: a piedi nudi e a capo scoperto, umile e penitente, sì, come si addice al «servo dei servi di Dio». Verrò per inginocchiarmi davanti a voi e chiedervi perdono dal profondo del cuore perché su una cosa non possiamo, voi ed io, avere dubbi: la responsabilità di tutto ciò che ha coinvolto i vostri figlie e figlie, virgulti innocenti, rovinati per sempre, è mia, solo mia, esplosivamente mia. Mi assumo totalmente la responsabilità della colpa di pedofilia di cui si sono macchiati molti preti e religiosi in istituti e collegi sotto la giurisdizione della Chiesa cattolica.
In quanto vescovo della Chiesa universale non ho parole e sentimenti per alleviare il tragico giogo che è stato posto sulle vostre spalle. Sono stato per oltre un quarto di secolo a capo della congregazione della dottrina della fede e non ho saputo valutare la gravità di ciò che avveniva in tutto il mondo: negli Stati Uniti, in Irlanda, in Germania e ora anche in Italia e, ne sono certo, anche in tutti gli altri paesi del mondo. La piaga è enorme, estesa e dilagante e io non sono stato capace di leggerne la gravità, la pericolosità e l’ignominia.
Ho preferito salvare la faccia dell’Istituzione e a questo scopo nel 2001 ho emanato un decreto con cui avocavo a me i casi di pedofilia e imponevo il «silenzio papale»: ciò significa che chiunque avesse parlato era scomunicato «ipso facto», cioè immediatamente. Se vi è stata omertà, se vi è stata complicità dei preti, religiosi, vescovi e laici, la colpa è mia e solo mia. Per salvare la faccia, ho finito di dannare uomini e donne, bambini e bambine che sono stati macellati nell’ignominia dell’abuso sessuale che è grave quando accade tra adulti, ma è terribile, orribile, blasfemo e delinquenziale quando avviene su minori.
Non si tratta di poche persone che hanno sbagliato. Mi ero illuso che fosse così, invece ora prendo atto amaramente che la responsabilità sta principalmente in quella struttura che si chiama «seminario» i cui criteri di formazione, io e gli altri responsabili della Chiesa abbiamo varato, mantenuto e preteso che fossero attuati. Con i nostri metodi educativi poco umani e disincarnati, abbiamo creato preti e religiosi devoti, ma avulsi dalla vita e dalla problematicità di essa, uomini e donne inconsistenti, pronti ad ubbidire perché senza spina dorsale e senza personalità. In una parola abbiamo creato mostri sacri che si sono avventati sulle vittime innocenti, appena si sono scontrati con la realtà che non hanno saputo reggere e con cui non hanno potuto confrontarsi. Personalità infantili che hanno abusato di bambini senza nemmeno averne coscienza.
Oggi ritengo che una grande responsabilità sia da mettere in conto al celibato obbligatorio per preti e religiosi, un sistema che oggi non regge, come non ha mai retto nella storia della Chiesa: dietro la facciata formale, ben pochi hanno osservato questo stato che in se stesso è un valore, ma solo se voluto per scelta di vita, libera e consapevole. Su questo punto, prendo l’impegno di mettere all’ordine del giorno il senso del celibato perché si arrivi ad un clero coniugato, ma anche celibe per scelta e solo per scelta.
Vengo a voi, spoglio di ogni autorevolezza perché l’ho perduta e con le mani vuote per chiedervi perdono e subito dopo nella curia romana e nelle chiese locali licenzierò tutti coloro che in qualsiasi modo sono stati implicati in questa dramma. Infine, mentre la giustizia umana farà il suo corso, affiderò il personale responsabile di queste ignominie per curarlo perché si tratta di menti e cuore malati.
Infine, rassegnerò le dimissioni da papa e lo farò dalla terra d’Irlanda, il paese, forse più colpito. Mi ritirerò in un monastero a fare penitenza per i giorni che mi restano perché ho fallito come prete e come papa. Non vi chiedo di dimenticare, vi supplico di guardare avanti, sapendo che il Signore che è Padre amorevole, di cui siamo stati indegni rappresentanti, non abbandona alcuno e non permette che l’angoscia e la sofferenza abbiano il sopravvento. Che Dio mi perdoni, e con lui, se potete, fatelo anche voi. Con stima e trepidazione.
Roma, 19 marzo 2010, memoria di S. Giuseppe, padre adottivo di Gesù.
Francesco I, papa (ancora per poco) della Chiesa cattolica
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